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“Quando si verifica un tragico incidente, vengono deposti sul luogo fiori, lettere, candele, poesie…E restano lì per mesi. Ecco, sto pensando solo a questo”. Queste sono le parole che Edwin (Arman Darbo), il protagonista, si sente dire da Flake (Sawyer Barth), il suo migliore amico.

And then I go è un film drammatico ispirato al massacro della Columbine High School: il 20 aprile 1999 negli Stati Uniti, due studenti della Columbine si introdussero nell’edificio armati e aprirono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti.

Flake per i genitori è “un figlio senza ambizioni”. Non c’è da meravigliarsi allora se un ragazzo malvisto da tutti, persino dai suoi genitori, arrivi ad odiarsi, e macerando in questo odio e in questa solitudine arrivi a voler fare una cosa simile. Edwin, con le sue fragilità e insicurezze, non può che sostenere le idee, seppur folli, del suo migliore (unico) amico.

Nel cinema, lo spettatore ricopre un ruolo fondamentale: il film potrà essere tra i migliori mai fatti, ma se lo spettatore in primis non è disposto a credere a ciò che vede, non sarà mai considerato “un bel film”. Il film deve emozionare chi guarda, ma chi guarda deve essere a sua volta disposto ad emozionarsi. Sono stata una spettatrice disposta a credere e ad emozionarmi. Ammetto che nella prima parte è stato difficile farlo, poiché la narrazione scorre piuttosto faticosamente. Man mano che la vicenda prende corpo si viene però presi dalle emozioni del protagonista in maniera quasi sconvolgente. Vi è una scena in particolare in cui Edwin, in silenzio, passa in mezzo al consueto chiasso e chiacchiericcio degli studenti liceali; ma lo spettatore è talmente preso dal film che quel chiasso gli da fastidio, proprio come infastidisce il protagonista.

La fotografia rispecchia perfettamente il genere del film, con una bassa saturazione e i toni freddi. La sceneggiatura non poteva che essere curata da Jim Shepard, autore dell’acclamato romanzo Project X, ispirato anch’esso ai fatti di Columbine.

Consiglio la visione al pubblico degli adulti, in particolare agli educatori. Fa riflettere su come spesso i disagi vissuti dai ragazzi si trovino molto più in profondità di quel che sembra, ed Edwin ne è la prova: la madre tenta di entrare in contatto con lui, ma non abbastanza a fondo da accorgersi della sua depressione, delle sue paure ed insicurezze. Il padre lo schernisce con battute leggere, che però diventano tutt’altro che vissute con leggerezza se come Edwin si è fragili e pieni di complessi. Lo stesso la sua insegnante, che si limita a complimentarsi con lui per i bei disegni che ha fatto, senza accorgersi però che lui si sente troppo insicuro per esserne soddisfatto.

Consigliato anche ai ragazzi con più di 16 anni, affinché vengano sensibilizzati sul tema dell’inclusione delle minoranze, attuale e di grande rilievo. Sconsigliato ai più piccoli, poiché la tematica viene affrontata in modo diretto, crudo e violento.

Si esce dalla sala quasi storditi, tanto è forte l’impatto di questa pellicola sulle nostre coscienze.

Marianna Putelli

 

And then I go è un film drammatico e violento, ispirato a fatti realmente accaduti in una scuola americana nell’anno 1999.

Il tema principale del film è il bullismo, infatti il protagonista Edwin si trova a “combattere” da solo contro dei bulli ed il primo tra questi è proprio il suo migliore amico Ronny, soprannominato Flake, che crea sempre problemi che alla fine ricadono sul protagonista. Flake, al tempo stesso, è anche lui una vittima, in quanto preso di mira dai suoi compagni, ma riesce quasi sempre a difendersi ricorrendo alle mani, essendo una persona molto suscettibile e violenta. In più i due amici vivono in una costante emarginazione a scuola tale da portarli all’esasperazione e ciò si riflette anche nella famiglia che farà sentire il ragazzo incompreso anche da quest’ultima. 

Edwin durante tutto il film cerca di dimostrasi coraggioso, ma nel modo sbagliato, accettando qualsiasi proposta fattagli dall’amico per non risultare un codardo. È proprio quest’ultimo che lo porterà ad attuare un piano di vendetta contro gli studenti della propria scuola che li hanno sempre emarginati e bullizzati.

La sceneggiatura è poco dettagliata ma specifica in quanto rappresenta la quotidianità del protagonista, mostrando i luoghi da lui più frequentati, ovvero la propria abitazione, la scuola e la casa del suo amico.

Dal punto di vista musicale il film è privo di una colonna sonora se non rare musiche di sottofondo che accompagnano le giornate del protagonista.

Il film tratta del bullismo per fungere da esempio agli studenti. Infatti si rivolge soprattutto ai ragazzi per mostrare i comportamenti sbagliati da non adottare nei confronti dei propri compagni ma si rivolge anche a un pubblico adulto, formato da genitori, per far sì che diano un buono esempio ai propri figli.

Michela Caputo