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La protagonista di questo documentario, Marta Lemesin, è una ragazza di 16 anni affetta da una grave malattia degenerativa alla retina, che si svilupperà e peggiorerà con il tempo. Marta, attraverso la sua forza di volontà e la sua energia, ci racconta una storia potentissima e riesce a trasmettere una prospettiva diversa, intima e poetica della disabilità.

Il documentario affronta, infatti, il tema della diversità, attraverso gli occhi di una ragazza portatrice di handicap. Marta è estremamente carismatica ed esuberante, con grandissime ambizioni e aspirazioni per il futuro. La figura di questa giovane protagonista contribuisce a scardinare i classici stereotipi legati alla figura di individui disabili. Come si può evincere dal documentario, Marta denuncia questo aspetto, palesando la sua convinzione per cui i portatori di handicap non dovrebbero vivere sotto una campana di vetro, ma provare a rendersi indipendenti al fine di costruire delle solide basi per il futuro.

La responsabilità e l’autonomia sono degli aspetti che la giovane ragazza ha molto a cuore e questa sua sensibilità è facilmente percepibile dal suo modo di relazionarsi con gli altri. La protagonista ci fa entrare completamente nella sua vita e, nonostante un’ovvia frustrazione legata a questa sua disabilità, riesce comunque a guardare oltre e a vivere con i sogni e con l’energia di qualunque altra ragazza. Come gli altri, infatti, Marta riesce anche a seguire un corso di vela sul lago di Garda dove stringe una forte amicizia con un altro ragazzo, anch’egli non vedente, con cui terrà un dialogo estremamente commovente e di una semplicità unica. Altrettanto emozionante, all’interno del documentario, è la scena in cui la giovane guarda i fuochi d’artificio la cui luminosità non è alterata dal suo handicap.

Elisa Lagatta