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Giants don't exist è un film di Chema Rodriguez ambientato durante la guerra civile del Guatemala degli anni '80, solitamente un tema poco trattato dal punto di vista storiografico e cinematografico, ma che presenta numerosi validi aspetti.

La storia è quella del piccolo Jesùs, un bimbo che fu vittima di una ecatombe di donne e bambini che coinvolse anche la madre, per poi essere adottato dalla famiglia violentatrice come rimpiazzo del loro bambino morto in un pozzo. Il dramma del piccolo non è subito presentato in maniera evidente e questo crea numerose fantasie su chi possano essere i personaggi estranei alla storia che girano intorno al protagonista: scopriremo poi essere la sorella e il suo amico prete.

L'abilità del regista in questo film risiede nell'interpretare in maniera molto dolce e delicata temi che sono invece molto duri. Questo contrasto risiede anche nell'antitesi fra reale e fantastico. Jesùs è fondamentalmente sfruttato da Don Pedro, ma non perde la gioia di inseguire il circo, che allegoricamente rappresenta la valvola di evasione dalla sua cruda realtà. Gioca dunque un ruolo fondamentale la moglie di Don Pedro, la matrigna di Jesùs, una donna che si estranea totalmente dalla realtà dopo la morte del suo vero figlio: sarà lei a spingere Jesùs verso la libertà perché il piccolo è l'unico a capire il suo desiderio di uscire fuori dalle sue trappole psicologiche rappresentate dal pozzo - in tal senso la scena in cui lei esce di casa è emblematica.

Il film è stimolante, volutamente molto lento per permettere allo spettatore di focalizzare l'attenzione sul paesaggio e sul gusto tropicale che avvolge tutto il film e che diventa il valore aggiunto della pellicola. Ideale per chi desidera una fuga mentale da una realtà che lo oppressa.

Riccardo Buttarelli

 

1982, Guatemala, siamo nel mezzo della guerra civile, tra guerriglie, stermini e paura. Il regista spagnolo Chema Rodriguez decide di raccontare gli orrori di un conflitto di cui molti di noi non sono nemmeno a conoscenza, e lo fa in maniera diretta, senza addolcire né filtrare in alcun modo gli eventi di quella che è stata una tragedia realmente accaduta.

La storia è narrata dal punto di vista del piccolo protagonista, Andrés, che è sopravvissuto al massacro del suo villaggio e che vive proprio con uno degli esecutori, Pedro González. L’uomo decide di adottare il bambino per dare conforto alla moglie rimasta traumatizzata dalla morte accidentale del figlio biologico. Gli eventi che hanno condotto a quel momento vengono svelati gradualmente durante il racconto e gli spettatori sono all’oscuro, fino quasi alla fine, del passato del bambino, il cui vero nome è Jesús Tecu Osorio.

Dal punto di vista stilistico, l’ambientazione è cupa e scarsamente illuminata per l’intera durata del film, con frequenti panoramiche delle montagne e delle foreste del Centro America, ed è affiancata da una colonna sonora strumentale, dolce e a tratti struggente, che sottolinea l’intensità delle lunghe scene mute incentrate sui sentimenti dei protagonisti.

Uno dei fili conduttori della trama è il sentimento che accomuna tutti i personaggi, indipendentemente dalla loro condizione: la paura della guerra, del futuro e, nel caso di Pedro, di quello che potrebbe essere costretto e forse anche disposto a fare.

Ludovica Cattaneo