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End of summer è un film di Quan Zhou ambientato in Cina. Parla della storia di Xiaoyang, un bambino delle elementari che ama giocare a calcio. Ed è proprio da questa passione che nasce l’intreccio drammatico protagonista del film. Ogni volta che Xiaoyang vede qualcuno giocare a calcio, non esita a gettare lo zainetto a terra e correre a calciare la palla e a divertirsi. Ma il padre pensa che tutto ciò che non sia studio sia uno spreco di tempo. Il figlio è quindi costretto a vivere immerso nello studio, nei telegiornali e in tutto ciò che ad un bambino delle elementari non piace fare. Il povero Xiaoyang trova però un piccolo spazio di libertà da tutte quelle costrizioni grazie al signor Zheng, suo vicino di casa, che chiamerà poi nonno. Con lui va a vedere una partita di calcio in un locale, gioca nel cortile tra le loro abitazioni, e si allena correndo per il paese. Si può dire che Zheng sia il padre che non ha mai avuto. Tant’è che Xiaoyang gli dirà che suo papà non si è mai comportato come tale. È autoritario, irremovibile, indifferente, e non fa vivere suo figlio nella spensieratezza propria di ogni suo coetaneo. Non pensa al fatto che impedendogli di giocare a calcio, lo costringe a non essere sé stesso. Ed è per questo motivo che il signor Zheng cercherà di aiutare il ragazzo, sull'orlo di perdere la felicità che tutti i bambini posseggono. Gli regalerà anche la maglietta del suo amato Del Piero per rianimare la gioia, ormai frantumata dalla figura paterna. 

Nel film si parla anche di “spiccare il volo”. Il nonno discutendo con il signor Gu, dice che “gli uccelli lasciano il nido solo quando sono pronti a volare”: quindi Xiaoyang non poteva farlo quando non era ancora pronto a scuotere le ali ed innalzarsi in volo. Il signor Gu, invece, voleva che il figlio diventasse adulto già dalla sua giovane età. 

Oltre all’oppressione paterna, si aggiungono anche la lite con l’amico Liang, e la presunta relazione tra Gu e la signorina Shen, insegnante di inglese. Xiaoyang li sorprende insieme prima di un concerto della scuola, e da lì comincia ad indagare. Costringe anche il signor Zheng a seguirlo in questa caccia alla verità; e dopo aver avuto un’ulteriore conferma, il povero bambino si convince del fatto che suo padre non è un brav’uomo. Xiaoyang porta, quindi, un grande peso sulle sue piccole spalle. Un peso che nessun bambino della sua età dovrebbe mai sopportare. Per questo decide di scappare da quella situazione, ormai troppo difficile da affrontare. E solo allora i genitori capiscono che le loro azioni si riflettevano sul figlio, e che quindi loro erano la causa della sua fuga. 

Il film tratta quindi di piú tematiche contemporaneamente, che ricadono però sempre sul piccolo Xiaoyang, che inizia a crescere proprio grazie a questi ostacoli. Ostacoli che non dovrebbero essere presenti nella vita dei bambini, ma che purtroppo sono sempre pronti a sbucare nel momento più inaspettato delle loro innocenti vite.

Sara Calicchio

 


Citando Benjamin Alire Sáenz, poeta e scrittore statunitense: “L’estate doveva essere libertà e giovinezza e nessuna scuola e la possibilità, l’avventura e l’esplorazione. L’estate era un libro pieno di speranza. Ecco perché ho amato e odiato le estati. Perché mi hanno fatto venire voglia di crederci.”

End of summer racchiude proprio questo: la speranza di credere in aspettative migliori, e la speranza di realizzare i propri sogni ad ogni costo. Il protagonista, XiaoYang, rappresenta il filo conduttore di tre generazioni, pronte a mettersi in gioco per realizzarsi. È il 1998 e spopola in Cina la 16^ edizione dei Mondiali di Calcio. Nasce in questo contesto la passione di Xiaoyang per il calcio. Passione non accolta dal padre autoritario, che lo reprime ingiustamente. Al contempo, il vicino Zehng, chiamato “nonno” dal piccolo, cercherà di aiutarlo nel suo sogno più grande: superare le selezioni per il campionato giovanile della scuola. Ognuno cerca di aiutare Xiaoyang per motivi e ragioni diverse, ma in fondo è Xiaoyang che da' a ognuno la possibilità di crescere attraverso i propri sbagli.

Il tema che aleggia per tutta la durata del film è la libertà. La libertà di parola, la libertà di scelta e la libertà di pensiero. La stessa libertà che Xiaoyang desidera per crescere e per vivere oltre i margini imposti dalla sua famiglia.

Gli ambienti semplici e suggestivi della campagna cinese si legano alla colonna sonora di tradizione tipicamente orientale, che lega il suono al ritmo dell’azione animata.

Il film in sé è piacevole e particolare per l’ambientazione. Per certi aspetti è emozionante, in particolare nelle scene del rapporto tra nonno/nipote. Per altri aspetti invece è pesante e complessivamente troppo lungo per la storia che ha da raccontare, per questo certe scene risultano superflue. Rappresenta comunque l’esordio del regista sul grande schermo, perciò se considerato come un progetto indie di una storia semplice e coerente rispetto le aspettative, saprà soddisfare il grande pubblico.

Matteo Piccirilli