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Tomorrow and thereafter è un film diretto dalla regista francese Noémie Lvovsky, che interpreta la madre della protagonista. Il film affronta il tema del rapporto madre-figlia in chiave fortemente originale, eliminando qualsiasi traccia di ipocrisia o pregiudizio.

Mathilde è una bambina che vive un’infanzia differente dagli altri, perché costretta ad accudire una madre con disturbi mentali che spesso le causa problemi e grandi preoccupazioni. Per questo Mathilde non conosce ciò che è la normalità di tutti gli altri bambini, poichè la sua normalità è la follia della madre, la paura quotidiana che possa non tornare più a casa e abbandonarla. Per questa sua estraneità da quella che dovrebbe essere l’infanzia di un bambino, Mathilde viene derisa e ha difficoltà a fare amicizia.

Sin dall’inizio, emerge chiaramente un rapporto madre-figlia che vede completamente ribaltati i ruoli. La madre, a causa della malattia, pur amando sua figlia, non è in grado di prendersene cura e si lascia trascinare dagli impulsi. Di contro, Mathilde è costretta dalla vita a crescere troppo in fretta, assumendo così i ruoli di una vera adulta. Nonostante l’imbarazzo che la madre le provoca spesso di fronte agli altri, Mathilde non la giudica mai e non se ne vergogna, a differenza invece dei bambini e delle maestre, facendo emergere la sua maturità e soprattutto il suo amore per la madre, basato sull’accettazione della pazzia, inevitabile compagna di vita. Privata sin da piccola della figura paterna, a causa della separazione dei genitori, Mathilde si trova da sola ad affrontare tutto ciò. Accanto alla preoccupazione della madre, è perseguitata anche dalla paura di perdere il padre, temendo che possa abbandonarla un’altra volta, paura che si riflette nei frequenti incubi di Mathilde.

La sua solitudine viene allievata dalla comparsa di una civetta, regalo della madre per farsi perdonare dell’ennesimo dolore arrecato. Mathilde instaura subito con la civetta un rapporto di amicizia, che va oltre un semplice legame, dotando il film di una sfumatura magica e fiabesca. Una sera, Mathilde scopre infatti che la civetta parla, e soprattutto che lei è l’unica in grado di comprenderla. La civetta è un elemento fondamentale del film in quanto diventa l’unico punto di riferimento e di guida che aiuta Mathilde ad affrontare la follia e la paura quotidiana. Si identifica così come la parte più remota dell’anima che la bambina è stata costretta a sotterrare per fronteggiare la realtà, ma che emerge inevitabilmente in tutti i bambini: l’infanzia e l’immaginazione.

Tomorrow and Thereafter affronta anche il tema della morte, contrapposto alla vita. Mentre la madre afferma di “volersi sposare con la vita”, Mathilde affronta ogni giorno la paura della morte, legata alla follia, che da un momento all’altro le può portare via la madre. La presenza costante della morte nella vita di Mathilde è simboleggiata dall’orologio, dove ogni secondo di attesa aumentano la paura. A differenza degli altri bambini, che non conoscono la morte e la prendono in giro giocando con lo scheletro, Mathilde rispetta e teme il suo valore. L’immagine fissa di Mathilde annegata in un lago, che si riallaccia ad una vecchia leggenda, simboleggia proprio il rapporto tra follia e la paura che la madre possa morire, paura che solo alla fine, quando la madre guarisce, viene sconfitta facendo respirare a Mathilde un senso di libertà.

Lavinia Bertoldi


Il filo conduttore del film è il rapporto tra Mathilde e sua madre, un rapporto molto complicato, che in alcuni momenti può risultare freddo e cupo, grigio e distaccato, in contrasto con i colori accesi e sgargianti usati per i vestiti della protagonista, che veste esclusivamente con i tre colori primari alternati nel corso delle giornate; in altri momenti invece ci è permesso vedere tutto l'affetto che Mathilde prova nei confronti della madre: lo esprime attraverso gesti d'affetto o semplicemente difendendola da tutte le accuse che riceve per il suo comportamento poco convenzionale.


Lo spettatore vede tutto quello che accade dal punto di vista della bambina, non è quindi onnisciente ma vive a pieno la confusione di Mathilde, i suoi sentimenti contrastanti ed il suo bisogno di affetto, attenzioni e normalità; riesce a comprendere la situazione in cui è cresciuta e prova empatia nei confronti di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, una bambina che a 10 anni va e torna a scuola da sola, ha le chiavi di casa, si occupa di fare la spesa e di cucinare la cena di Natale a causa di una madre mentalmente instabile, che non riesce a prendersi cura di sé stessa né tanto meno di sua figlia.


Il personaggio più ambiguo del film è il gufo che la madre regala a Mathilde all’inizio del film e che diventa il suo unico amico tanto desiderato, il suo confidente, inizia a parlarle e a darle consigli che soltanto lei può sentire; può essere interpretato come la sua coscienza che mette in evidenza il lato di Mathilde cosciente della situazione, consapevole della malattia della madre, la parte che contiene tutte le sue insicurezze e le sue paure più grandi, che non può esprimere perché è troppo impegnata a prendersi cura di sé stessa e di sua madre. 


Il contrasto di opinioni e i dialoghi che si creano tra la protagonista e il suo gufo rendono evidente la sua confusione e i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di sua madre, un continuo alternarsi di rabbia, senso di colpa e affetto incondizionato.
Parallelamente a ciò che accade realmente nella vita di Mathilde, viene raccontata la storia di una bambina intrappolata nel fondo di un lago e separata dalla madre da un velo d'acqua che rappresenta la barriera che si è creata tra Mathilde e sua madre a causa della sua instabilità.


I tempi del film sono lunghi ma lo spettatore viene catturato dalle vicende della piccola Mathlide e si appassiona alla sua storia grazie alla bravura e l’espressività dell'attrice protagonista e alla coinvolgente e potente colonna sonora.
 

Matilda Fani